
Dall’interesse comune per Enrico Mineo nasce una collaborazione con la Banda Belluardo Risadelli. Generalmente si dice che “chi non ha memoria non ha futuro”. Per questo sento il bisogno di conoscere il passato per cercare di capire il presente. In ogni caso non nascondo il piacere di rovistare fra le biografie di personaggi più o meno accessibili. Un pò per curiosità, un pò per guardare il mondo con gli occhi del personaggio. In questo lungo articolo pubblicato su “La gazzetta musicale di Milano” si può appunto vedere la realtà del periodo storico attraverso gli occhi e la penna del Maestro Mineo. Un racconto e una spiegazione avvincente del periodo storico vissuto da Enrico Mineo. Dopo la sua carriera di operista, che lo porterà a mettere in scena un’opera chiamata “Il mafioso”, Il Maestro Mineo diverrà direttore della Banda Di Modica. In queste pagine Mineo cerca di analizzare e spiegare l’ambiente musicale del periodo, dove chi non poteva arrivare al successo operistico, ripiegava sulla direzione di qualche banda. Per certi versi sembra sia proprio autobiografico come racconto. Ma questo importa poco. C’è da dire comunque che molte delle situazioni raccontate sono attuali. Un tuffo nel passato per capire meglio anche il presente, e perchè no cercare di cambiare il corso degli eventi.
Raffaele Buscema
ARTICOLI DA “LA GAZZETTA MUSICALE DI MILANO” RACCOLTI DA RAFFAELE BUSCEMA
ANNO 54.0 DIRETTORE FOGLIO DI 16 PAGINE
N. 20 — 18 Maggio 1899 I GIULIO RICORDI | Si pubblica ogni Giovedì
La Pensionnaire. Mélodie pour Piano.
Al Chiarissimo Maestro ANTONIO PASCULLI
Direttore della. Banda Municipale di Palermo
LA BANDA MUSICALE IN ITALIA
Considerazioni di ENRICO MINEO
Non é mio intendimento dire cose nuove, o dettare leggi nel campo dell’arte. Intendo solamente promuovere quella salutare riforma tanto necessaria alle Bande Musicali, perché tutte rispondano allo scopo artistico ed educativo per cui sono state istituite. Non ho saputo mai spiegarmi perchè fra tutti i rami del sapere umano, solo quello bandistico debba essere trascurato, abbandonato in balìa di sè stesso e non governato da opportune discipline. L’importanza e l’utilità della Banda sono innegabili; il suo duplice mandato di dilettare ed educare la pone fra le più belle istituzioni popolari. Gli antichi greci, convinti della grande influenza che esercita la musica sull’educazione del popolo, imposero l’obbligo di studiarla sino ai 30 anni; i nostri moderni, non meno convinti degli antichi, hanno saputo apprezzare tale principio, introducendolo nelle Scuole elementari mercè lo studio del canto corale. Ed invero: qual linguaggio più di quello musicale sa parlare dolcemente al cuore del popolo, facendosi intendere da tutti? Quale arte più della musica ha la potenza di agire su tutto l’organismo umano, risvegliando i migliori sentimenti dell’animo? Se si riconosce adunque l’influenza della musica sullo sviluppo intellettuale e morale del popolo, quale istituzione meglio che la Banda può, su più vasta scala, conseguirne gli effetti? I teatri, i concerti, i salotti sono i ritrovi delle classi agiate; la Banda è il ritrovo del popolo, gli appartiene e gli fa conoscere, essa sola, le dolcezze della musica, specialmente nei paesi di provincia. /r Ed intanto l’oblìo cuopre inesorabilmente questa bella scuola popolare; ed il Governo, a cui spetta la Cura dell’indirizzo e dello sviluppo degli studi, non ha mai provveduto a migliorarne le sorti ed a ridonarle quel prestigio richiesto dal decoro della Nazione e dall’esigenza dell’arte. Se la Banda è una spesa di lusso, una spesa facoltativa r (per cui diviene il bersaglio delle autorità superiori nella revisione dei bilanci comunali), la si sopprima allora addirittura e dovunque, anziché lasciarla nella pietosa conk dizione in cui versa attualmente; ma, se la si vuole e la si permette, è doveroso che essa sia ben costituita, sorretta da una legge amministrativa e tutelata da quei prif vilegi che ogni civile istituzione gode. La Banda ha bisogno di una riforma assolutamente radicale, tanto nella parte amministrativa, quanto nella parte – artistica: spetta al Governo la prima, ai Conservatori la seconda. La Banda, un ramo tanto diffuso nell’arte musicale, a torto è considerata volgare e povera, per quanto molte circostanze possano farla credere tale; ed è maggiormente ” doloroso che questa opinione sia nel convincimento di molti fra i cultori dell’arte istessa. Ciò, indubbiamente, si deve al fatto che nei Conservatori d’Italia (salvo qualche lodevole tentativo) non si è pensato finora ad istituire una scuola per i capi-musica, quasi che il ramo bandistico non appartenga al grande albero della musica, le sue leggi non dipendano da essa, e non meriti un degno posto tra gli altri insegnamenti. r In quest’ultimo periodo del secolo, fra i giovani studiosi regna la manìa di voler divenire tutti compositori, o per lo meno direttori d’orchestra. * Con questo miraggio escono dai Conservatori, pieni di speranze e di illusioni, per recarsi al centro degli affari, alla grande Agenzia dei teatri, a Milano. E li vedete tutti r gonfi, cogli indispensabili capelli lunghi, col portamento da grandi artisti, con aria da ispirati, recarsi direttamente da Ricordi o da Sonzogno, con un’opera sotto il braccio, * lieti di cederla alla Casa, che penserebbe di darla alle scene. Non mancano i soliti elogi e le dolci parole d’incoraggiamento; e l’editore, promettendo.largamente, rimanda a f miglior tempo la cosa per una ragione qualunque (disillusione). C’è uno scanno direttoriale allora che li attende. * Cominciano a passeggiare da mane a sera nella Galleria Vittorio Emanuele, limosinando presentazioni presso gl’impresari, a correre da un’Agenzia all’altra in cerca di scrittura; ma gli affari sono generalmente pochi, meschini, incerti e difficili specialmente per i novizi. La faccenda comincia ad imbrogliarsi e i vaghi sogni di trionfi e di celebrità cedono alla dura realtà delle diuturne lotte per la vita. 245 —
Ebbene,… se ad uno di loro si offrisse un posto di capo-musica, capo-musica, sarebbe sdegnosamente respinto, perchè volgare, indecoroso, umiliante! Ecco, generalmente, qual concetto hanno della Banda i giovani musicisti; mentre poi dopo avere scorrazzato, incerti e senza una meta, da un capo all’altro d’Italia, finiscono per cascarvi dentro ugualmente. È vero che migliaia di sedicenti maestri e musicanti hanno fatto della Banda il più vile dei mercati; ma ciò riguarda semplicemente la moralità del Corpo, non la sua importanza dinanzi all’arte. Altrettanto allora potrebbesi dire dell’orchestra, se si dovesse giudicarla dall’elemento mestierante che spesso la compone, o dal basso commercio che ne fanno gl’impresari nell’uso del teatro. Qual ramo del sapere umano non ha i suoi sfruttatori? Distinguiamo quindi bene le cose. Negli 8,000 Comuni d’Italia si possono annoverare non meno di 5,000 bande fra civili e militari; ammettendo che ogni Banda si componga di 30 suonatori al minimo, abbiamo la bella cifra di 150,000 musicisti, più 5,000 maestri-direttori!!! È un numero abbastanza considerevole. Or vi dirò brevemente come sia cresciuta la maggior parte di questa turba di condottieri e con quali criteri artistici abbiano organizzato le bande a loro affidate. Bisogna anzitutto osservare che la carriera del bandista, generalmente, viene abbracciata dalle classi infime; così ogni buon padre di famiglia, che scorge nel proprio figlio la nessuna tendenza a voler imparare un mestiere che possa procurargli il pane della vita, ricorre all’ultimo rimedio, all’àncora di salvezza, facendogli imparare uno strumento qualunque, per poi assegnarlo alla Banda del proprio paese. Spesso fra tanti studiosi accade che qualche giovane, dotato di una certa intelligenza ed attitudine per lo strumento che studia, vien fatto segno alla pubblica ammirazione e promosso talvolta al posto di primo strumento e magari al grado di sotto capo-musica, coll’ambita facoltà di poter dirigere qualche pezzo nell’assenza del maestrodirettore. Qualche altro, per intercessione dei parenti, presso validi amici, vien mandato, a spese del Municipio, in qualche vicino Conservatorio per perfezionarsi in un dato strumento. Dopo due o tre anni lo si vede tornare laureato, preceduto da una grande réclame che i parenti e gli affezionati non hanno mancato di fargli. Presto si presenta l’occasione di eseguire in pubblico concerto qualche pezzo variato che gli procura un mondo di applausi, e di suonare qualche ballabile al pianoforte in una festa da ballo.
È già un maestro. Gli si può affidare senz’altro la direzione della Banda; ed i ignori del Municipio, orgogliosi di potersi attribuire la riuscita di quell’artista, lo nominano ad unanimità, aspettando meraviglie dal nuovo maestro. Nelle Musiche militari, infine, si sa da tutti che è un primo strumento, col grado di sotto-ufficiale, quegli che dirige la Banda nell’assenza del capo-musica; quello stesso che domani si vedrà dirigere come maestro effettivo in un’altra Musica militare! Qual bene possono arrecare all’arte cotesti maestri improvvisati, incoscì di quel che fanno e talvolta presuntuosi di voler fare? Che ei ha da fare la perizia di uno strumento colle cognizioni che deve avere un capo-musica? A quale via conduce, a quale scopo mira lo studio di uno strumento, se non alla esclusiva conoscenza tecnica di esso per poter bene eseguire o insegnare? Ci vuol altro per costituire razionalmente un Corpo musicale e guidarlo con buoni intendimenti ed esatti criteri artistici; ei vuol altro per istrumentare un pezzo come l’arte prescrive e concertarlo con quella interpretazione che il carattere della musica esige. Difatti, se diamo per poco un rapido sguardo alla ormazione organica dei Corpi di musica attuali, li troviamo quasi tutti sproporzionatamente carichi di strumenti d’ottone e debolissimi negli strumenti di legno. Tale esuberanza di ottoni (che dà più l’idea della Fanfara anziché della Banda); l’uso continuo e volgare degli strumenti a percussione, la sproporzione acustica degli effetti, prodotta spesso dalla cattiva strumentazione, dimostrano luminosamente come non si abbia mai avuta la più pallida idea del vero indirizzo della Banda. Quante volte non si ha l’occasione di sentire, in un pezzo di musica teatrale, la parte del soprano affidata al flauto o al clarinetto, e quella del tenore al cornetto o al flicorno? Qualche maestro, avvertito dell’errore, ha trovato comodo scusarsi col dire d’aver dovuto ricorrere a tale opportuna misura per insufficienza del suonatore, a cui avrebbe dovuto affidare la parte; pure io sono convinto che ciò è derivato semplicemente dalla assoluta sconoscenza dei preliminari della strumentazione e dalla nessuna correttezza nella estrinsecazione dell’arte. Ne fan fede centinaia di partiture buttate giù alla meglio, piene di tali incoerenze, lontane le mille miglia dalle intenzioni espresse dall’autore nella partizione originale, seminate di errori d’armonia e d’altro ben di Dio! E li vedete tutti gonfi, con ostentata disinvoltura, con gesto borioso impugnare la bacchetta direttoriale e dare brevi saggi di scherma, poco curandosi del rispetto dovuto all’autore della musica che si eseguisce e alla dignità dell’arte. La Banda è nata dall’esercito e la sua storia comincia col cominciare di esso. Subì attraverso i vari popoli e le diverse epoche molte modificazioni in quanto alla forma ed al carattere, che seguivano quasi fedelmente lo stato di civiltà della Nazione a cui apparteneva. Lo scopo però era sempre uno: Euterpe, compagna indivisibile, inspiratrice di Marte. Il Concerto (come anticamente chiamavasi) era composto di pochissimi strumenti; e mai, salvo rarissime eccezioni, andava disunito dalle voci, anzi, direi quasi, serviva esclusivamente ad accompagnare il canto. Esso non in tutte le 246 nazioni si componeva degli stessi strumenti, nè questi servivano tutti per l’istesso ufficio; ogni Concerto prendeva un carattere tipicamente locale, che rifletteva l’indole del popolo a cui apparteneva. Il flauto, il piffero, la cornamusa, la cetra, la lira, l’arpa, la tromba e il tamburo erano generalmente gli strumenti di quei tempi.
(Continua).
LA BANDA MUSICALE IN ITALIA
Considerazioni di ENRICO MINEO
(Continuazione, vedi N. 20).
W0L risveglio delle Corti Reali arrecò non poco vantaggio 01®al Concerto, il quale cominciò a scostarsi abbastanza dallo scopo a cui l’aveano destinato gli antichi, per seguire un indirizzo tutto affatto diverso. Dall’ambiente militare si passò alle feste di Corte, ai tornei, ai matrimoni reali. Vari strumenti furono modificati e vari ne furono in5 trodotti. Così il flauto che avea solamente tre buchi, si portò fino a sei, indi gli si aggiunse qualche chiave; il piffero che aveva sei buchi, si portò fino a nove ed acquistò: una forma molto tendente all’oboe moderno; l’istesso strumento, coll’aggiunta di qualche altro buco, di qualche chiave, e alquanto variato nella forma, divenne una specie 5 di piccolo fagotto; la tromba, che dapprima era diritta, venne poi curvata, ciò che in seguito fece nascere l’idea del corno; e così accadde di tanti altri strumenti, che cambiavano di nome, quantunque appena leggermente modificati. Cominciò a sorgere il violino (nello stato assolutamente rudimentale), il liuto (lo strumento preferito dai menestrelli), i corni, le trombe basse (specie di tromboncini), il tamburo» metallico (specie di timpano), i piatti turchi e qualche altro strumento a percussione di minore importanza.
Come ben si vede, il Concerto s’andava dotando di vari strumenti di diversi timbri, sebbene non tutti venissero < usati nella stessa occasione e per lo stesso scopo. Evidentemente ne seguì un certo sviluppo, che incoraggiò qualche insigne maestro a comporre della musica strumentale, della quale anche oggi ei rimane qualche pregiato documento. Dalla Musica militare nacque la Musica civile detta propriamente Banda, che ne seguì interamente il criterio organico, l’uso strumentale, le discipline musicali. L’origine della Banda risale approssimativamente al secolo XVI; difatti vediamo apparire le prime a Venezia (Concerto della Signoria 1535), a Bologna (Musica del” Senato 1583), a Siena (Concerto della Repubblica) ed in altre città d’Italia., Essa progrediva molto lentamente, e così pure la sua musica strumentale, della quale mai nessuno si occupava, essendo rivolte allo studio vocale le cure di tutti i mux sicisti del tempo.
Fu la Germania la nazione che diede un grande impulso alla Banda; la organizzò in proporzioni più estese, la migliorò in tutte le sue parti e fini per completarla colia felice introduzione dei clarinetti, che ne alzarono potentemente il prestigio artistico,* mettendo una vera rir voluzione nel campo dell’arte bandistica. Com’era a prevedersi, non tardarono tutti i Corpi di musica a riorganizzare il loro sistema strumentale, che diede ottimi risultati e che condusse direttamente al principio della Banda moderna. La sua nuova formazione, su per giù, si compose dei 5 seguenti strumenti: flauti, oboi, clarinetti (in numero maggiore), fagotti, corni, trombe, tromboni, tromboni bassi, granbasso, piatti, triangolo e tamburo. Sicché alla Banda cominciò a presentarsi una tela molto più larga nello strumentale ed abbastanza svariata e colorita nei timbri acustici; tela che i nostri moderni hanno saputo 5 apprezzare e adoperare, portandola al massimo grado di perfezione e ricavandone effetti sorprendenti specialmente nell’orchestra.
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La Banda militare, fino a poco tempo addietro, ebbe sempre una vita ed un’importanza maggiore della Banda; civile; mentre questa camminava a passi incerti, vacillanti, senza alcun indirizzo, e fini per cadere del tutto coll’incalzare degli avvenimenti politici. Ogni cittadino, assorbito com’era dalle cose della patria, non poteva, nè sapeva occuparsi delle sue; ne consegui quindi che molte Bande istituite, chissà con quanti stenti e sacrifizi, scomparvero come per incanto, molte altre intiSichite dall’assottigliarsi del numero dei loro componenti, si ridussero in uno stato pietosissimo, delle altre ancora, vedendo inutile lo scopo della loro esistenza, si sciolsero volontariamente. Cessate però le guerre della grande epopea italiana e ritornata la calma nella vita di tutti, cominciò a sentirsi imperioso il bisogno di ricostituire per bene la Banda militare, che s’introdusse tosto in tutti i Reggimenti dell’esercito. Non mancò qualche Ministro della Guerra di stendere su di essa la sua mano protettrice e apportarle qualche lodevole riforma; a ciò spinto anche dall’esempio delle altre nazioni che molto prima avevano costituite ed organizzate per bene le Bande dei loro eserciti. Evidentemente un buon sviluppo nelle Bande militari avrebbe contribuito non poco a quello delle Bande civili, se qualche Ministro della P. I. se ne fosse occupato; ma per quella inspiegabile antitesi che vi è quasi sempre fra gli uomini politici e la musica, anche quando essi siano appassionati cultori di essa e artisti nell’animo (Gianturco informi), questa povera arte bandistica sembra sia destinata a prodursi da sè stessa e a procedere a passi lenti e incerti.
Pur nondimeno, in qualche grande città, si vede fiorire qualche Banda cittadina, che specchiandosi, se non altro, nel sistema organico e nell’indirizzo delle Bande straniere (tedesche specialmente), comincia a seguire un metodo abbastanza razionale, con intendimenti del tutto moderni. Intanto, in Francia, Sax metteva il suggello alle sue invenzioni strumentali colla creazione dei saxofoni: che sono gli anelli di congiunzione fra i legni e gli ottoni; i timbri più efficaci a rendere gli effetti di alcuni strumenti a corda, gli strumenti infine, che assieme ai clarinetti, formano addirittura il quartetto ad archi della Banda. Com’era a prevedersi, questa trovata del Sax trionfò dappertutto, ed appena cominciarono ad introdursi i saxofoni nelle Bande francesi, si videro subito dopo nelle Bande austriache e tedesche. Va da sè che anche in Italia si apprezzò l’utilità di tali strumenti, ma non come nelle altre nazioni, giacché non in tutte le Bande furono introdotti, come del resto non lo sono ancora oggi. Così lo strumentale bandistico raggiunse la sua completa formazione, il suo vero colore moderno. Non mancano ora che il principio d’applicazione, il mezzo d’istruzione e di diffusione, il risorgimento morale e amministrativo per poter chiamare la Banda una vera Istituzione civile. Ecco in breve la storia della Banda, ecco come siamo arrivati ai nostri tempi ed attraverso a quante trasformazioni. Ora non mi resta che esporre debolmente le mie idee sui criteri artistici ai quali dovrebbe inspirarsi la Banda moderna. Mi occuperò unicamente delle Bande civiche, non più delle Bande militari, sulle quali non potrebbesi fare un esatto assegnamento e formarne una legge, direi, scolastica, essendo queste soggette a continue riforme causate dai congedamenti di classi, ad una continua instabilità prodotta appunto dagli elementi variabili e disuguali che spesso le compongono, e ad un indirizzo tutto affatto militare che in parte allontana i veri principi dell’arte. La Banda, come abbiamo detto, non è che un’Istituzione puramente popolare, non ha altro scopo che dilettare ed educare!… Essa indubbiamente segue quasi sempre l’importanza della città a cui appartiene, ma la differenza tra le varie Bande non dovrebbe consistere che nel numero e nella qualità dei suonatori, mai nello indirizzo e nel sistema organico, che dovrebbero essere eguali in tutti i casi. Le Bande, siano grandi o piccole, dovrebbero avere tutte un solo tipo, un uguale criterio, un unico ideale. La variabilità del numero non dovrebbe alterarne menomamente le proporzioni, l’equilibrio e la classificazione strumentale, nè svisarne il concetto. I Concerti cittadini di Roma, Milano, Torino, Palermo, Venezia, Bologna e di altre poche città d’Italia, costituiti sapientemente, rispondono benissimo alle moderne esigenze dell’arte. A quale scuola debbono, i rispettivi maestri-direttori, d’aver saputo organizzare con esatti e moderni principi le proprie Bande, se non al loro buon senso, al loro discernimento artistico, al loro studio individuale, all’esempio della perfetta organizzazione delle Bande estere?… Ciò dimostra sempre più la necessità di una scuola per i capi-musica, poiché gli esempi citati non costituiscono che rare eccezioni, nè tutti possono avere l’ingegno ed i mezzi di istruzione di cui dispongono i sullodati maestri. (Continua}.
LA BANDA MUSICALE IN ITALIA
Considerazioni di ENRICO MINEO
(Continuazione e fine, vedi N. 20 e 21).
|Oe0P0 raggiunta l’unificazione organica della Banda, rini a ne la parte più importante ed essenziale: lo studio degli strumenti, della strumentazione, dell’armonia e della riduzione. Questo è il corredo artistico, assolutamente indispensabile ad ogni capo-musica (e che pur troppo manca al maggior numero degli attuali). Senza queste cognizioni non può mai ottenersi una buona partitura; e noi sappiamo come dipendano unicamente da questa la vita, l’effetto, il colore d’un pezzo. Qualche Trattato si è occupato sufficientemente della strumentazione applicata alla Banda; ma il Trattato non basta da solo a far intendere chiaramente al cultore lo scopo d’ogni singolo studio. È la scuola quella che spiega, convince, sviluppa, instrada e conduce alla meta. Anzitutto è necessario lo studio di ogni singolo strumento, nella sua natura, nella sua proprietà tecnica, nel suo carattere, nel suo ufficio tutto affatto diverso da quello che ha nell’orchestra. Nè meno importante è il conseguente studio collettivo degli strumenti, in quanto ai loro rapporti, alla loro classificazione, all’omogeneità della loro unione timbrica, ai legamenti fra i diversi gruppi acustici. Segue lo studio dell’applicazione di codeste leggi alla strumentazione. Qui sorgerebbe utilissimo lo studio del quartetto; e, sebbene la Banda non offra quella varietà di timbri che tanto spicca nell’orchestra, pure la divisione a quartetti delle varie famiglie degli strumenti, gioverebbe non poco ad ottenere un’eccellente e nitida disposizione strumentale, un’equilibrata e gradevole fusione acustica, una scorrevole condotta delle parti. Perchè una strumentazione sia poi completa e corretta, è assolutamente indispensabile lo studio dell’armonia, la grammatica della musica, la scienza dei suoi accordi. Ciò è tutto quanto può suggerire la scuola della strumentazione; ma il colore, l’effetto, il bello insomma di essa non lo suggerisce che il gusto!… qualità che, a sua volta, si forma e si perfeziona solo dopo lunga esperienza. Nello studio della riduzione, la scuola veramente ha ben poco da dire; la buona riduzione dipende dal criterio artistico e dal buon senso del riduttore. Sarebbe opportuno, però, che questo ufficio venisse esercitato solamente da coloro che ^fossero nelle condizioni di poterlo disimpegnare con coscienza e senno d’arte; ma chi crede di non esserlo?!… Il repertorio bandistico abbisogna di una energica riforma, la strada che batte è falsa; esso non dovrebbe assolutamente uscire dal genere strumentale; questo è il suo solo campo, il suo vero ambiente. La musica teatrale dovrebbe rimanere sempre nel teatro; quel ch’è scritto per la voce dovrebbe sempre eseguirsi dalla voce. Come può uno strumento rendere la potenza drammatica di una frase, quando il suo effetto sta proprio nella scena e nell’azione?… Come può uno strumento, per quanto ben suonato, rendere quell’espressione, che è concessa solo alla voce per la sua grande facoltà di poter esprimere con parole il canto musicale? Vien da sè che chi ha visto e gustato un’opera a teatro, rimane spesso disilluso udendola dalla Banda… Ma non bisogna essere pessimisti del tutto; ogni regola ha la sua eccezione. Nella musica d’opera ei sono certamente quelle pagine adatte e che si prestano egregiamente ad essere ridotte per Banda, quelle pagine appunto che hanno un carattere puramente strumentale. Bisognerebbe evitare del tutto i pezzi affidati alle voci; o per lo meno bisognerebbe sapere scegliere solo quei brani che, tolti alle scene del teatro, non perdano la loro efficacia drammatica. È oltremodo assurdo poi volere strumentare per Banda la musica d’opera, senza la guida della partitura per orchestra. Che cosa si può dedurre dallo spartito per canto e pianoforte, che ha tutta la parte orchestrale ridotta per pianoforte, e spesso malamente?… Come può seguirsi fedelmente l’intenzione dell’autore e riprodurne il carattere, i colori, gli effetti, senza l’esame della tela originale?…
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Ben a ragione bisogna lodare la felice iniziativa presa dalla Casa Ricordi di creare una Biblioteca pei Corpi di Musica civili e militari, la quale, per i maestri che vi collaborano e per l’interesse che ne prende il chiaro maestro Giuseppe Mariani, a cui è affidata la direzione, è destinata, senza dubbio, ad un grande incremento e a mettere sulla giusta via il repertorio bandistico. Costituita la Banda coi criteii artistici di cui abbiamo parlato, manca ora l’organizzazione amministrativa per garantire gl’interessi dei componenti il Corpo e dei capi-musica. I componenti le Bande musicali dipendono dai Municipi, godono di uno stipendio più o meno irrisorio, a seconda dell’importanza del Comune; ma i loro interessi non sono garantiti da alcuna legge, di guisa che possono essere licenziati, anche a capriccio; senza diritto di chiedere al Comune indennizzo alcuno.» I capi-musica dipendono ugualmente dai Municipi, le loro nomine sono regolate da leggi amministrative; ma risentono spesso non lievi danni dal succedersi delle amministrazioni per ragione di partiti locali. Ciò è ingiusto non solo, ma è di grande danno al buon andamento del Corpo istesso. In Italia i maestri elementari sono tutelati da leggi dello Stato che ne garantiscono la stabilità e gl’interessi; gl’impiegati comunali, in molte città, sono anch’essi garantiti, con diritti ad aumenti ed a pensioni. Ed i capi-musica?… Non sono anch’essi impiegati comunali?… Perchè non debbono godere i diritti accordati agl’insegnanti elementari ed agli impiegati municipali?!… È giusto che capi-musica, dopo tanti anni di lodevole servizio, vengano licenziati per ragion d’età o di partito, senza diritto a pensione alcuna, e quindi ridotti alla miseria?!…
Ciò è semplicemente inumano!!… È dunque necessario che alla buona organizzazione artistica risponda una buona organizzazione amministrativa,» per rialzare le sorti di questa bella e gentile Istituzione, che tanto può sulla educazione morale del popolo. A conseguire ciò bisogna aver fede nell’uomo che sta a capo della pubblica istruzione, il solo che possa e sappia proporne le riforme necessarie. A Sua Eccellenza il ministro Baccelli, che tanti esempi di incoraggiamento ha dato alle Belle arti italiane ed al ’ quale sta a cuore l’educazione del popolo, raccomando caldamente questa Istituzione eminentemente popolare. 8 aprile 1899. E. Mineo.
